Cosa resta di Palermo

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Le sfide da affrontare, le possibili soluzioni e i progetti su cui impegnarsi tutti insieme

Lo scorso 20 luglio presso la sede del Coasit di Melbourne, si è tenuto un “evento di restituzione” del Seminario di Palermo, organizzato ad aprile dal CGIE nella città siciliana.
Eventi del genere stanno animando sedi di associazioni, Istituti di Cultura e Consolati in tutto il mondo, da quando la massa critica dei 115 delegati del Seminario, espressi dai vari Comites e Consulte regionali sono tornati alle rispettive basi. Viene dunque naturale chiedersi che cosa questi delegati stiano restituendo alle rispettive comunità ovvero, in estrema sintesi, cosa si sia risolto a Palermo.
La risposta breve, per quello che conta, è che a Palermo non si è risolto nulla.
Questa sintesi estrema però, lascia il tempo che trova o almeno, per amor di buon senso, è quello che ci si augura. Sì perché chiunque abbia pensato, anche solo per un minuto che 115 persone, sconosciuti l’uno all’altro, possano in quattro giorni risolvere i problemi di più di cinque  milioni di italiani residenti all’estero, dovrebbe riflettere almeno un minuto in più.
Più sensato è invece soffermarsi su cosa si sia inizializzato a Palermo, quali siano le sfide, vecchie e nuove, con le quali si sia deciso di misurarsi e quali possibili soluzioni siano state individuate. A questo proposito, per gli amanti degli elenchi puntati, c’è una vera e propria lista di 13 progetti, di cui uno già abortito, trattati forse troppo superficialmente durante il pomeriggio al Coasit ma che, proprio per compensare questa lacuna, sono stati pubblicati sulla propria pagina Facebook dall’associazione Nomit, a seguito dell’evento stesso.
Nomit si è resa disponibile a mettere in contatto con i referenti dei progetti sparsi per il mondo, chiunque sia interessato a dare un contributo fattivo. Per quanti preferiscono un approccio vis-à-vis, è utile sapere che la nutrita delegazione australiana è presente a macchia di leopardo in buona parte dei tavoli di lavoro.
Nicholas Musto, per esempio, delegato del Comites di Victoria e Tasmania, è attivo sul primo progetto, denominato “Un’esperienza estera condivisa in Italia e per l’Italia”, gruppo che si “propone di ricercare e trasferire le ‘buone pratiche’ che si trovano in nazioni estere e che in Italia mancano, cercando di risolvere quei problemi che ci hanno portati fuori dall’Italia”.
Sul secondo progetto, invece, relativo al cosiddetto “Turismo di ritorno”, troviamo il delegato della Consulta regionale umbra residente a Melbourne, Leonardo Morandini.
Obiettivo di questo tavolo sarebbe “mettere in contatto istituzioni, associazioni e soggetti privati al fine di agevolare il turismo delle comunità italiane sparse per il mondo”.
Robert Salerno, invece, delegato del Comites del South Australia, è a lavoro sul “Progetto 3: Network di italiani nel mondo”, gruppo nato, come dichiarano i suoi referenti, dalla necessità di creare una risposta digitale alla mancanza di informazioni “pratico-amministrative” circa le nuove esperienze migratorie. Un qualcosa, sembrerebbe molto simile, almeno nelle intenzioni, all’app appena rilasciata dalla Farnesina denominata “mAPPamondo Consolare”.
Sempre Salerno fa parte del “Progetto 4: cultura italiana tra vecchia e nuova emigrazione”, nato “con l’intento di creare una rappresentanza culturale di base che si rivolga ai giovani e alle comunità italiane sia di nuova che vecchia emigrazione, facendo leva sulle sinergie tra il mondo istituzionale e l’associazionismo regionale o culturale di base.”
Lo scrivente, invece, è referente, insieme a Marianna Sica, delegata del Comites di Basilea, del “Progetto 7”, volto alla stesura di una “Carta dei principi del cittadino mobile”, che vorrà essere intesa come uno strumento per orientarsi all’interno della mobilità globale in maniera etica, responsabile e collettiva, informata e consapevole. Si intende dunque procedere, all’individuazione di principi condivisi tra i giovani italiani nel mondo, che si spera guideranno poi i successivi sforzi, associazionistici e non, che i membri delle comunità all’estero vorranno porre in essere.
Chiara De Lazzari, invece, sempre in quota Comites del Victoria e Tasmania, è tra i promotori del “Progetto 9: ricerca e percorsi formativi”. Intenzione del gruppo che anima questo progetto è creare una rete di ricercatori e professionisti italiani nel mondo.
Infine, sempre per ciò che riguarda la presenza “australiana” nei progetti individuati durante le giornate palermitane, sul “Progetto 10: Comitato sportivo degli italiani all’estero”, oltre allo scrivente in rappresentanza del Comites di Victoria e Tasmania, troviamo Giuseppe Cassin, delegato del Comites del Queensland e Territori del Nord”. Questo gruppo di lavoro, “si vuole prodigare per la creazione di un Comitato sportivo degli italiani all’estero, con lo scopo di unirsi alle attività per la Giornata mondiale dello sport degli italiani all’estero”.
Complicato sarà prevedere se i momenti di “silenzio radio”, fisiologici, data la fase ancora embrionale di questa “Rete di giovani italiani all’estero”, siano e saranno da imputarsi a un’assenza di attività oppure a il laborioso silenzio del fare, ma tenere alta l’attenzione di tutti su questi punti, sicuramente aiutare a spostare l’equilibrio su una “proattività diffusa”, sarà sempre e sicuramente un bene.

 

(IL GLOBO – Eureka, giovedì 1 agosto 2019)

Articolo scritto da

Fabrizio Venturini

Fabrizio Venturini

Fabrizio Venturini non c’è quando, nel 1810, Canova pone l’Italia turrita a piangere sulla tomba di Vittorio Alfieri. Non vede fondare la Prima Repubblica Romana né partecipa ai moti del ’48. Quando Giovanni Pascoli scrive l’Ode al Corbezzolo, individuando in Pallante il primo eroe italiano, di lui non c’è nozione.
Non si ha traccia della sua reazione a caldo all’approvazione del testo di legge n. 4671 del 17 marzo 1861 del Regno di Sardegna, con il quale Vittorio Emanuele II diviene Re d’Italia; conseguentemente, Fabrizio il 20 settembre del 1870, non entra a Roma dalla breccia di Porta Pia.
Il 2 giugno del 1946, non ancora oggetto di capacità di giuridica, non vota né monarchia né quella repubblica in cui si ritroverà anni dopo.
Il 29 novembre 1986, nasce a Roma diventando, come i suoi connazionali, custode della storia di cui sopra e di tutto ciò che c’è intorno.

Nel giugno del 2014 si trasferisce a Melbourne dove, alla ricerca di qualcuno con cui vedere La Trattativa della Guzzanti, trova la NOMIT.

Poco meno di un anno dopo, viene eletto membro del Board.

 

Oggi, potete trovarlo in St. Kilda Road, allo sportello Welcome, pronto ad ascoltare le vostre di storie.