Eureka 100esima edizione: chiederci ancora chi siamo

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Nell’anno 2012-2013 erano atterrati in Australia oltre 22.000 italiani, 15.973 giovani con un Working Holiday Visa (+66,4% rispetto all’anno precedente). Questa ‘esplosione’ di arrivi (che raggiunse il picco l’anno successivo per poi iniziare a calare) era sempre più palpabile nelle strade, ma ancora poco visibile sui mezzi di informazione, dove si continuava piuttosto a parlare del fenomeno dei ‘cervelli in fuga’ come circoscritto perlopiù a ricercatori e professionisti. Anche sul nostro giornale, le storie dei giovani italiani in arrivo nelle città australiane erano spesso assenti, rimanenendo su binari paralleli rispetto alla comunità italiana già presente.

È con l’idea di dare voce a queste storie, di fargli da megafono, che alla fine del 2013 prende forma l’idea di creare una pagina apposita dedicata ai giovani all’interno de Il Globo e La Fiamma. Io e Sara Bavato, due nuove leve del giornale, facevamo parte di questi giovani da poco in Australia e sentivamo l’esigenza di conoscere ragazzi come noi per scambiarci informazioni, esperienze e consigli ma soprattutto per conoscere meglio noi stesse, capire quale sarebbe stato il nostro ruolo e la nostra identità qua in Australia negli anni a venire. Quando, proprio grazie a un articolo sul giornale, scopriamo dell’esistenza di un nuovo gruppo dedicato ai giovani italiani a Melbourne (Nomit, Network of Italians in Melbourne), decidiamo di contattarli per sondare il loro interesse a collaborare a questa nuova pagina.

Ciao ragazzi! Come va? Spero tutto bene! Vi scrivo per proporvi di iniziare a fare questa nuova pagina ‘giovane’ per Il Globo insieme. Mi piacerebbe iniziare con qualche storia di ragazzi italiani che abitano a Melbourne… e perché non iniziare proprio dalle vostre? Il focus dovrebbe essere: cosa vi ha spinti a venire qui; qual è stato il primo impatto; cosa fate ora (studio, lavoro, ecc)… Poi, e questo è un po’ più complicato ma anche molto interessante, mi piacerebbe aff rontare il discorso dell’identità di questa nuova ‘ondata migratoria’, chiamiamola così, che è ovviamente molto diversa da quella di 50-60 anni fa. La vecchia generazione di immigrati italiani ha un volto ben definito, ha i suoi luoghi di aggregazione e i canali per esprimersi. La nuova generazione, la nostra, i 20-30enni che sono arrivati da qualche anno, non proprio. Non c’è molto che rispecchi la nuova Italia (anche se qualche iniziativa – vedi il vostro network – sta prendendo piede). Siete d’accordo con questa aff ermazione? Avete un consiglio da dare (darci) affi  nché si riesca a far sentire la nostra voce? C’è anche la possibilità che una nuova comunità italiana non si crei mai. Che noi, in quanto baldi giovani di mondo della generazione Erasmus, siamo destinati a mischiarci e a fonderci con le altre comunità… chi lo sa?! […] Looking forward to hearing from you guys soon 🙂 Buona giornata!

Questa email ha dato inizio all’avventura che, a cominciare dal 6 febbraio 2014, ha portato alla pubblicazione di 100 edizioni di Eureka, insieme a ben 34 collaboratori, e perfi no a un programma radio durato 14 puntate. In queste 100 pagine, sono stati tantissimi i temi trattati. In linea con le tante attività promosse da Nomit in questi anni, abbiamo sviscerato l’argomento dell’immigrazione giovanile, abbiamo fatto informazione e combattuto battaglie per i giovani immigrati come noi, aff rontando temi scottanti come lo sfruttamento sul lavoro, l’aumento delle tasse ai danni dei Working Holiday Maker, i cambiamenti legati ai visti e il business degli esami di lingua inglese. Abbiamo parlato tanto di arte e cultura, suggerendo eventi a cui partecipare, intervistando artisti emergenti e noti e con rubriche fisse dedicate a cinema, serie tv e musica. Abbiamo dato voce ai ricercatori italiani nelle università australiane. Abbiamo raccontato la storia di chi si è reinventato, magari aprendo una start up, ma anche i problemi, sia pratici che emotivi, che sorgono con l’esperienza dell’emigrazione. Tante volte ci siamo ritrovati a parlare di psicologia. Abbiamo promosso ricerche, lanciato dibattiti, portato avanti inchieste, pubblicato lettere aperte. Colgo questa occasione per darci una pacca sulla spalla, ma soprattutto per rifl ettere sulle domande che ci ponevamo all’inizio di questa avventura. I nuovi immigrati sono riusciti a trovare i loro luoghi di aggregazione e canali di espressione? Possiamo eff ettivamente chiamarci immigrati o siamo piuttosto giovani cosmopoliti? In queste 100 edizioni, Eureka ha evidenziato un gruppo di persone molto eterogeneo, con situazioni ed esigenze diverse e dare una risposta univoca a questi interrogativi è praticamente impossibile. Il nodo cruciale, secondo me, è che tutti, indipendentemente dal fatto di essere in Australia per una breve esperienza oppure per costruire una nuova vita, sentono la necessità di confrontarsi e di esprimersi. Il mio auspicio è quindi quello che Eureka possa aprirsi sempre di più ai contributi di tutti i giovani italiani e italo-australiani che vogliono raccontarsi (se stessi, il proprio lavoro, i propri interessi…) in modo da poter aggiungere un tassello al mosaico collettivo intitolato ‘chi siamo?’.

Scrivete a editorial.vic@ilglobo.com.au e partecipate a Eureka. 

Margherita Angelucci

(IL GLOBO – EUREKA, giovedì 4 ottobre 2018)