L’importanza dei diritti politici: la prima volta al voto in Australia

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Sabato per la prima volta ho votato alle elezioni federali. Mi sono preparata, ho seguito i dibattiti, mi sono informata sui candidati della mia zona, ho finalmente capito come si vota per il Senato. Quando il giorno è arrivato non vedevo l’ora!

Il giorno del voto in Italia mi ha sempre emozionata: rientrare nelle aule della mia vecchia scuola media e vederle trasformate in seggi, con la fila fuori dalla porta, le cabine, le urne, le matite indelebili. Ricordo di aver votato così per l’ultima volta nel 2013. Avevo già vissuto in Australia per circa un anno ma ero tornata in Italia in vacanza proprio nel periodo delle elezioni politiche. Due mesi dopo mi sarei iscritta all’Aire entrando a fare parte della schiera degli elettori della circoscrizione estero. Sono cresciuta in una famiglia dove votare è sempre stato importante; un diritto, certo, ma soprattutto un dovere nei confronti di tutti coloro che si sono battuti e hanno dato la vita affinché noi potessimo farlo. L’astensione non è mai stata contemplata, quindi anche adesso che ho diritto di voto in un Paese dove votare è obbligatorio, quest’obbligo non mi pesa affatto. È un momento importante a cui sono orgogliosa di partecipare.

Non credo ai discorsi di chi si dice troppo ignorante per votare o di chi non accetta di dover andare a scegliere ‘il male minore’. Votare è più che mai importante soprattutto in un momento in cui, a causa della disillusione e di definizioni di cittadinanza esclusive, le nostre società assomigliano sempre di più a oligarchie dove chi esprime il voto è una porzione della popolazione sempre più ristretta.

Sono diventata cittadina australiana due anni fa. Se confrontato a quello di tanti altri, il mio percorso verso il ‘passaporto blu’ è stato veloce e poco accidentato. Dopo un Working Holiday Visa, ho richiesto un Partner Visa quando ancora aveva un costo accessibile e tempi di attesa ragionevoli e, a pochi meno di cinque anni dal mio arrivo in Australia, ho ottenuto la cittadinanza. Mi ritengo molto fortunata, mi rendo conto, purtroppo, che arrivare allo status di cittadino è ormai un privilegio. Ne consegue, quindi, che tutti i diritti legati alla cittadinanza più che diritti diventano anch’essi privilegi. I numeri uffi ciali sono difficili da trovare, ma si stima che ci siano circa 2 milioni di persone con visti temporanei o permanenti che non danno loro la possibilità di votare nonostante vivano in Australia da anni. Si tratta di oltre l’8% della popolazione australiana e di quasi il 12% dei maggiorenni con diritto di voto. Un numero non indifferente che potrebbe avere un peso importante sull’esito delle elezioni. E invece milioni di persone non avranno mai il diritto di decidere chi li debba rappresentare o come spendere i soldi delle tasse che pagano. Tra di loro, c’è chi continuerà a passare da un visto all’altro e non riuscirà mai a raggiungere la residenza permanente e chi, pur riuscendoci, deciderà di non diventare australiano per non rinunciare alla cittadinanza del proprio Paese d’origine (l’India, ad esempio, attualmente il primo Paese per migranti che arrivano in Australia, non consente di avere la doppia cittadinanza).

Quindi, mentre sono contenta di poter esprimere il mio voto questo sabato, vado alle urne anche con un certo amaro in bocca. Se l’accesso al voto è un privilegio di alcuni e non un diritto di tutti coloro che hanno scelto l’Australia come casa, e che alla società australiana contribuiscono, che cosa ci dice del Paese dove viviamo?

Margherita Angelucci

(IL GLOBO, Eureka giovedì 16 maggio 2019)

Articolo scritto da

Margherita Angelucci

Margherita Angelucci

Laureata con lode alla Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori di Forlì (Università di Bologna) con la combinazione inglese-francese-arabo, ha lavorato come traduttrice freelance, sottotitolatrice per il Milano Film Festival, insegnante di italiano e commessa al Carrefour.
Dopo un Erasmus all’Université Blaise Pascal di Clermont Ferrand (Francia), nel 2011 ha vinto una borsa Erasmus Mundus per lo studio dell’arabo presso la University of Jordan di Amman.
L’esperienza in Giordania l’ha portata inaspettatamente ad approdare in Australia dove ora vive e lavora come giornalista presso il bisettimanale in lingua italiana Il Globo.