Votiamo NO per affermare la sovranità popolare di tutti gli italiani

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A dover indicare un unico, principale motivo per cui votare NO al prossimo referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, la mia scelta cadrebbe sulla difesa della sovranita’ popolare. In prima istanza questa richiede il bilanciamento dei poteri dello Stato. In estrema sintesi, ogni sistema democratico degno di tale nome si incardina sull’effettiva separazione dei tre poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) attribuiti dalla sovranita’ popolare alle istituzioni statali. Pertanto ogni costituzione democratica, inclusa quella italiana, immancabilmente formalizza la separazione strutturale dei tre poteri. A sua volta, la messa in pratica di tale distinzione si stabilisce e mantiene solo in presenza di un effettivo contro-bilanciamento di ciascun potere nei confronti degli altri due. La storia ci insegna che un sistema democratico termina appena uno dei tre poteri esautora gli altri due al punto da fondersi in un unico, indifferenziato potere tale da permettere a chi lo controlla di dettare la totalita’ delle regole di una nazione senza vincoli costituzionali, ovvero prima e al di sopra della legge. Da qui infatti deriva la definizione semantica del termine ‘dittatore’, ovvero colui che pre-scrive.

 

Questo preambolo concettuale serve a ricordarci in nuce la posta in palio del prossimo voto referendario. In estrema sostanza, il taglio del numero dei parlamentari indebolirebbe il potere legislativo del parlamento, consentendo sia al potere giudiziario che soprattutto a quello esecutivo di attribuirsi ulteriori funzioni che essenzialmente risultano nella facolta’ di fare leggi senza il controllo della sovranita’ popolare, che e’ legata eminentemente all’elezione diretta di deputati e senatori. Infatti un parlamento decurtato e’ piu’ debole e fatalmente diventa meno produttivo, il che non significa solo avere meno regole (cosa che ideologicamente puo’ essere vista bene solo da liberisti e anarchici), ma soprattutto avere inferiori supervisione e revisione delle regole gia’ esistenti, con grave danno e ostruzione alle fondamentali attivita’ individuali, sociali ed economiche dei cittadini. In un grave circolo vizioso, il parlamento ridotto ai minimi termini consente e anzi richiede alle corti di giustizia e al governo di colmare queste disattese necessita’ legislative con strumenti legali estremamente tecnici e opachi, altrimenti noti come sentenze e decreti ministeriali, che solo un’infima minoranza di burocrati sfuggenti al reale controllo della sovranita’ popolare sa capire, usare e gestire. Il piu’ egregio esempio di un sistema del genere e’ l’Unione Europea, il cui parlamento e’ stato espressamente architettato piccolo in rappresentantivita’ e dunque in potere per conservare il ruolo spropositato dei governi nazionali nel dettare cosa l’Unione Europea possa fare o meno. Infatti poi nessuno sa bene chi e come detta le regole in Europa, per tacere della grande influenza che gli oscuri lobbisti delle grandi multinazionali riescono ad esercitare sulla burocrazia europea.

 

Questa dinamica porta poi ad un ulteriore problema direttamente connesso all’erosione della sovranita’ popolare nella formazione delle leggi. Ovvero, il parlamento decurtato abbassa gli argini contro la corruzione del processo decisionale a opera di persone e corporazioni estremamente facoltose. Infatti quando il parlamento ha significativamente meno potere di tribunali e governi, diventa molto piu’ facile influenzare la formazione delle regole ad uso e consumo di interessi speciali, dunque a discapito della collettivita’ e dell’interesse nazionale.

 

La nostra Costituzione in origine prevedeva che si dovesse eleggere un deputato ogni 80 mila cittadini e un senatore ogni 200 mila. In ultima battuta, al fine di mantenere un numero stabile di parlamentari, fu stabilito il numero fisso attuale di 630 deputati e 315 senatori che non cambia di molto il rapporto originariamente stabilito. Il taglio a 400 deputati e 200 senatori previsto da quest’ultima revisione porterebbe invece ad avere un deputato ogni circa 150 mila abitanti e un senatore ogni oltre 300 mila. Questo sarebbe un grave colpo inferto alla sovranita’ popolare. Per dirla con Umberto Terracini, presidente dell’Assemblea Costituente:

 

“il numero dei componenti un’assemblea deve essere in certo senso proporzionato all’importanza che ha una nazione, sia dal punto di vista demografico, che da un punto di vista internazionale. […] La diminuzione del numero dei componenti […] sarebbe in Italia interpretata come un atteggiamento antidemocratico, visto che, in effetti, quando si vuole diminuire l’importanza di un organo rappresentativo s’incomincia sempre col limitarne il numero dei componenti, oltre che le funzioni. […] se nella Costituzione si stabilisse l’elezione di un Deputato per ogni 150 mila abitanti, ogni cittadino considererebbe quest’atto di chirurgia come una manifestazione di sfiducia nell’ordinamento parlamentare”.

 

A parte la minore rappresentatività, il primo effetto pratico del taglio di parlamentari alle prossime elezioni sarebbe di aumentare significativamente il costo della campagna elettorale per i candidati. Ovviamente questo significherebbe alzare enormemente l’asticella censitaria dell’accesso al parlamento. In parole povere, con un parlamento tagliato ci vorrebbero ancora piu’ soldi per diventare deputato o senatore. E i candidati che non abbiano adeguata ricchezza privata sarebbero forzati a raggranellare finanziamenti esterni con grande potenziale corruttivo. Quindi ci ritroveremmo con un parlamento non solo mutilato, ma oltretutto ancora piu’ in balia dei conflitti d’interesse di ricchi e potenti.

 

Per concludere, ci si rammenti di una minacciosa coincidenza storica risalente al 1928, quando la riforma dello Statuto Albertino propugnata dal ministro della Giustizia Rocco consolido’ il regime mussoliniano decurtando la Camera proprio a 400 deputati da approvare plebiscitariamente nel famigerato listone unico predisposto dal Gran Consiglio del Fascismo. Si sa poi come ando’ a finire per il nostro Paese negli anni a seguire.

 

Dunque a settembre votiamo NO per difendere la democrazia e la sovranita’ popolare di tutti gli italiani in patria e all’estero!

Articolo scritto da

Giovanni Di Lieto

Giovanni Di Lieto

Originario di Salerno, Giovanni risiede dal 2009 a Melbourne dove insegna diritto del commercio internazionale presso la Monash University. Prima di trasferirsi in Australia, ha lavorato nel settore della logistica a New York e Shanghai.

Giovanni è entrato a far parte di Nomit nel settembre 2013 e sin d’allora contribuisce all’educazione e informazione della nuova comunità italiana in Australia nell’area del lavoro e della politica economica.