Il Migrant Workers Centre sceglie Nomit

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L’unico fine utilitarista di una comunità organizzata è quello di lavorare per aumentare la felicità delle persone che la compongono. Tutto il resto sono poco più che pubbliche relazioni.
È sul piano di questo semplice principio di algebra morale che il lavoro di Nomit ha recentemente intercettato quello del Migrant Worker Centre.
Fondato poco più di un anno fa, il MWC si è andato ad inserire nella galassia delle associazioni e sindacati affiliati al Victorian Trades Hall Council, con l’obiettivo specifico di promuovere politiche che possano migliorare le condizioni dei lavoratori migranti d’Australia, una formazione sociale a dir poco consistente che, secondo il report della Commissione del Senato australiano dal titolo “A National Disgrace: The Exploitation of Temporary Work Visa Holders”, ad oggi si comporrebbe di più di un milione e 800.000 persone.
Per tutelare questa massa critica, oltre ad organizzare incontri volti ad individuare nuove proposte politiche, che possano sistematizzare un welfare degno di questo nome per i lavoratori temporanei, l’organizzazione con sede al 54 di Victoria Street ha deciso di approntare progetti dedicati ad ognuno dei settori dove più spesso si riscontrano casi di discriminazione o sfruttamento.
Il primo argomento che si tratterà sarà quello della sicurezza sul posto di lavoro e, per farlo, l’associazione guidata da Matt Kunkel ha deciso di nominare dei community ambassadors, ovvero delle figure che siano di riferimento all’interno delle loro rispettive comunità di riferimento.
Nomit, dopo aver co-organizzato, insieme al Migrant Worker Centre, lo scorso aprile, l’edizione 2019 dell’annuale evento “Work in Progress”, si è candidata per rappresentare la comunità italiana presso l’organizzazione australiana, la quale ha accolto con favore l’iniziativa. A fine novembre, dopo aver formato i candidati scelti presso le diverse comunità, il MWC nominerà i community ambassadors con una cerimonia ufficiale, a seguito della quale si comincerà a lavorare d’intesa.

(IL GLOBO – Eureka, giovedì 17 ottobre 2019)

Articolo scritto da

Fabrizio Venturini

Fabrizio Venturini

Fabrizio Venturini non c’è quando, nel 1810, Canova pone l’Italia turrita a piangere sulla tomba di Vittorio Alfieri. Non vede fondare la Prima Repubblica Romana né partecipa ai moti del ’48. Quando Giovanni Pascoli scrive l’Ode al Corbezzolo, individuando in Pallante il primo eroe italiano, di lui non c’è nozione.
Non si ha traccia della sua reazione a caldo all’approvazione del testo di legge n. 4671 del 17 marzo 1861 del Regno di Sardegna, con il quale Vittorio Emanuele II diviene Re d’Italia; conseguentemente, Fabrizio il 20 settembre del 1870, non entra a Roma dalla breccia di Porta Pia.
Il 2 giugno del 1946, non ancora oggetto di capacità di giuridica, non vota né monarchia né quella repubblica in cui si ritroverà anni dopo.
Il 29 novembre 1986, nasce a Roma diventando, come i suoi connazionali, custode della storia di cui sopra e di tutto ciò che c’è intorno.

Nel giugno del 2014 si trasferisce a Melbourne dove, alla ricerca di qualcuno con cui vedere La Trattativa della Guzzanti, trova la NOMIT.

Poco meno di un anno dopo, viene eletto membro del Board.

 

Oggi, potete trovarlo in St. Kilda Road, allo sportello Welcome, pronto ad ascoltare le vostre di storie.