5. Venti di rivoluzione

In tutta la penisola si respirava un’atmosfera di agitazione. L’elezione di Pio IX che si diceva essere un’anima liberale, accese le speranze di tutti coloro che sognavano una Costituente Italiana e a Roma, nelle taverne e nei teatri notizie sempre più accese sugli avvenimenti Lombardo-Veneti infiammavano l’entusiasmo e le discussioni dei più giovani. Sembrava che da un momento all’altro i sogni di tanti potessero finalmente realizzarsi. Milano era insorta, gli Austriaci, dopo cinque giornate di duri combattimenti per le strade, erano stati costretti lasciare la città; anche a Venezia era stata proclamata la Serenissima Repubblica guidata da Manin e Tommaseo. Carlo Alberto dal Piemonte aveva invaso i territori austriaci del Lombardo Veneto e stava per scontrarsi con gli Imperiali. In tutta Italia le popolazioni chiesero e ottennero dai regnanti Costituzioni su modello liberale; e anche a Roma Pio IX fu portato in trionfo dopo aver concesso alle milizie romane di unirsi ai Piemontesi per combattere gli austriaci. Ma fu solo un fugace momento… In breve le forze reazionarie ripresero il sopravvento e la terribile disfatta subita dai Piemontesi a Novara infranse le speranze di molti patrioti. Pio IX ritirò quella che tanti avevano voluto vedere come una benedizione alla causa Italiana, tuttavia cercò di nominare un Nuovo Governo che fosse imparziale tanto alle spinte rivoluzionarie, quanto a quelle reazionarie. La scelta cadde su Pellegrino Rossi, che fu incaricato di prendere le redini dello Stato Pontificio, una scelta che scontentò tutti: i liberali a cui sembrò troppo reazionaria e i reazionari che la videro come una scelta troppo influenzabile dalle idee riformiste. La tensione a Roma era alle stelle incrementata dal ritorno dei volontari che avevano combattuto sul fronte lombardo-veneto. Quel giorno, come ogni mattina, Raffaello stava recandosi al lavoro presso la banca Torlonia, quando, all’altezza di via del Corso, incrociò una moltitudine tumultuante. Tra loro Raffaelo riconobbe Mattia e cercò di raggiungerlo facendosi largo tra folla, “Ma che succede?” lo interpellò. “Tra qualche ora Pellegrino Rossi terrà un discorso a palazzo della Cancelleria, sarebbe la fine di tutto, il popolo non lo permetterà!”. “Ma che dici Mattia?”. “Vieni Raffaello, è tutto già predisposto! C’è bisogno di tutti!”. Piazza della Cancelleria era gremita di persone, si attendeva l’arrivo della carrozza di Pellegrino Rossi,
tra la folla Raffaello notò personaggi incappucciati che riconobbe come appartenenti al Circolo Popolare e ai veterani del lombardo veneto, tutti giovanissimi, tutti con volti torvi e decisi. Capì che qualcosa di grave stava per succedere.
“Eccolo!” gridò qualcuno. La carrozza svoltò da via del Pellegrino e si diresse verso l’entrata del Palazzo; la folla fece largo per lasciarla passare. Pellegrino Rossi scese e Raffaello poté distinguere il suo volto spigoloso disegnare un’espressione sprezzante. A un tratto, appena il Ministro mise piede sul primo gradino del palazzo, la folla si strinse su di lui, minacciosa. Una mano gli sfiorò la spalla, il Ministro fece appena in tempo a voltarsi, quando Raffaello vide il luccichio di una lama che si alzò, fendendo l’aria. Subito dopo il caos, un fuggi, fuggi generale lo trascinò via, riuscì solo a vedere Pellegrino Rossi che si accasciava a terra colpito a morte… la Rivoluzione era esplosa con tutta la sua forza.

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